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Antonino Mancuso, del comitato scientifico dell’Accademia dei Campioni, ci parla dei prossimi progetti

D.) Professor Mancuso, il suo percorso formativo ed il suo curriculum di alto profilo rappresentano un valore aggiunto per il Comitato Scientifico dell’Accademia dei Campioni: vorremmo si presentasse alla nostra community social e alle persone che seguono l’Accademia.
R.) “Dal 2007 al 2024 ho svolto il ruolo di Coordinatore Regionale per il Servizio di Educazione Fisica e Sportiva occupandomi di consulenza e di progettazione metodologico-didattica-scientifica e tecnico organizzativa in relazione all’educazione fisica, sportiva e alle politiche giovanili. Attualmente sono Professore a contratto presso l’Università Tor Vergata per il corso di laurea in Scienze Motorie dove insegno Pedagogia e Pedagogia dello Sport presso il corso di laurea di Scienze del Turismo. Sono componente dei Comitati di Indirizzo dei corsi di studio di Scienze Motorie per l’Università Tor Vergata e l’Università telematica San Raffaele di Roma e Membro del Comitato Scientifico della Scuola Regionale del Coni Lazio. Sono altresì autore di testi relativi a educazione fisica e sportiva e in campo educativo e del disagio giovanile”.
 
D.) Il progetto di Peer Education, secondo lei, può fare la differenza nel sensibilizzare i giovani sulla necessità di rispettarsi e di accettare gli altri senza pregiudizi o discriminazioni?
R.) “I giovani spesso s’identificano nelle esperienze dei propri coetanei piuttosto che seguire le indicazioni di figure adulte e il progetto Peer Education va in questa direzione. L’obiettivo è la prevenzione di comportamenti a rischio nell’adolescenza promuovendo tra i giovani la capacità di diventare a loro volta mediatori e divulgatori di contenuti verso i loro coetanei. Studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia di questo approccio che consente agli adolescenti di percorrere un itinerario di crescita personale; gli studenti non solo agiscono come testimoni e punti di riferimento per gli altri ma sono guidati a prendere decisioni consapevoli e a sviluppare competenze personali utili nel prosieguo della vita”.
 
D.) L’Accademia dei Campioni Le è grata per aver accettato di far parte del proprio comitato scientifico. Una responsabilità ma anche una grande opportunità per aiutare i giovani, con la formazione alla pari, a veicolare messaggi e valori positivi che contrastino ogni forma di prevaricazione e sopruso.
R.) “Con grande piacere ho accettato di far parte del Comitato Scientifico una responsabilità che mi vede coinvolto su una tematica come il bullismo e cyberbullismo, che considero una vera piaga del mondo giovanile. Mi auguro che le mie competenze nel settore possano essere utili facendo giungere un messaggio ai giovani e che possa sostenerli e comprendere l’importanza di unire le forze per prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo. Pedagogisti contemporanei sottolineano la difficoltà e l’incapacità di affrontare e gestire situazioni conflittuali che portano ad atteggiamenti violenti. Per questo ribadisco l’importanza di vivere esperienze formative adeguate prima dell’età adulta”.
 
D.) Può dirci quale sarà la sua azione ed il suo impegno per l’Accademia dei Campioni?
R.) Il mio impegno per l’Accademia dei Campioni sarà incentrato soprattutto su un approccio educativo attraverso lo sport ed è rivolto a studenti ed educatori. La mia azione sarà quella di creare una rete che coinvolga le istituzioni educative e una comunità educante sempre più ampia. Lo sport diventa veicolo per insegnare e contrastare il bullismo e cyberbullismo favorendo l’acquisizione di competenze che aiutino i giovani a bilanciare il successo sportivo e lo sviluppo personale”.
 
D.) Come vede l’importanza dell’ascolto dei giovani nel contesto sportivo ed educativo? Pensa che l’approccio dell’Accademia dei Campioni possa fare la differenza in questo senso? In che modo?
R.) Credo che ascoltare i giovani sia fondamentale poiché lo sport consente di creare un ambiente di fiducia e rispetto. Attraverso l’ascolto i ragazzi trovano ispirazione dalle esperienze dei campioni sportivi, apprendendo importanti lezioni su come affrontare e trasformare eventuali difficoltà in opportunità. Monitorare il clima sportivo e scolastico consente di intervenire anche in caso di situazioni di bullismo”.
 
D.) In che modo lo sport può influire positivamente sul benessere psicologico dei ragazzi, specialmente nei momenti di difficoltà o disagio?
R.) Non è affatto pensabile che lo sport educhi a prescindere ma rappresenta un’opportunità educativa quando gli allenatori, i dirigenti e i docenti individuano attività centrate non esclusivamente sulla prestazione e che diventino fonte d’ispirazione per promuovere comportamenti corretti. Lo sport insegna il rispetto delle regole e il valore dello sforzo, la gestione del fallimento, la collaborazione; competenze essenziali per la vita, di fatto, abilità che consentono di acquisire un atteggiamento positivo, versatile grazie al quale affrontare le sfide della vita quotidiana. Trasformare i valori in capacità reali, cioè saper cosa fare e come farlo, parlo delle light skills che devono essere insegnate sistematicamente e in maniera consapevole. Grazie al dialogo costante tra i vari attori, quindi docenti di scuola, tecnici delle società sportive e genitori si potrebbero intercettare segnali di difficoltà come aggressività, calo del rendimento, cambiamenti comportamentali attivando interventi mirati per evitare che si traducano in problemi gravi come bullismo, dipendenza, disturbi psicologici, somatizzazione o altro”.
 
D.) Cosa pensa riguardo alla crescente pressione sui giovani, sia da parte dei genitori che della società?
R.) Purtroppo molti genitori educano i propri figli sotto il peso della performance richiedendo costantemente risultati eccellenti e vivendo con ansia gli insuccessi e le sconfitte. Questi momenti di difficoltà sono però fondamentali per la crescita. Infatti, un sano percorso educativo non può prescindere dall’imparare dai propri errori e sapersi rialzare dopo una caduta superando le difficoltà della vita. La collaborazione con le famiglie è fondamentale, è importante creare un ambiente educativo idoneo dentro e fuori le attività sportive. Non sempre la scuola riconosce, a causa di una generale organizzazione poco adeguata, il valore educativo dello sport. Pertanto diviene basilare l’alleanza scuola-famiglie-sport”.