D.) Dottoressa Costarelli, da sempre la scuola è anche un po’ la sua casa. Un percorso formativo legato all’istituzione scolastica ma anche alla musica con un diploma in pianoforte: le chiediamo di presentarsi alla nostra community social e alle persone che seguono l’Accademia.
R.) Volendo presentarmi a coloro i quali seguono l’Accademia, mi definisco una persona di scuola che in questa vive da sempre. Dopo il diploma magistrale, l’università e già a 20 anni il ruolo di maestra. 23 anni da insegnante e poi dirigente scolastica con un percorso a 360 gradi e in tutte le dimensioni. Attualmente sono dirigente scolastica in un istituto tecnico di Roma. Ho vissuto nella scuola e continuo a vivere per la scuola, tanto che questa è ora la mia dimensione di vita.
Anche il ruolo di presidente dell’ANP Lazio rappresenta un ulteriore impegno nel mondo della scuola.
D.) Il progetto di Peer Education, secondo lei, può fare la differenza nel sensibilizzare i giovani sulla necessità di rispettarsi e di accettare gli altri senza pregiudizi o discriminazioni?
R.) Il progetto di Peer Education, senza dubbio, può essere un valore aggiunto rispetto a ciò che già si fa con le azioni dell’Accademia dei Campioni.
Nel mondo della scuola da molti anni si parla di contrasto al bullismo ma questo progetto ha una valenza speciale proprio per il significato di insegnamento alla “pari”, tra pari. Quanto si trasmette, a livello formativo e comunicativo tra pari, ha un valore diverso, più potente, con una ricaduta positiva immediata.
D.) L’Accademia dei Campioni Le è grata per aver accettato di far parte del proprio comitato scientifico. Una responsabilità ma anche una grande opportunità per aiutare i giovani, con la formazione alla pari, a veicolare messaggi e valori positivi che contrastino ogni forma di prevaricazione e sopruso.
R.) Rispetto al Comitato Scientifico, l’obiettivo alto che mi pongo è quello di portare e rappresentare quegli elementi che permettano uno scambio continuo delle esigenze e della priorità della scuola. Sia nella direzione di portare la voce e la realtà del nostro mondo ma anche nel procedimento inverso di rendere applicabile per la scuola quanto di costruttivo verrà elaborato dal Comitato Scientifico dell’Accademia dei Campioni.
D.) Può dirci quale sarà la sua azione ed il suo impegno per l’Accademia dei Campioni?
R.) Questa azione si svolge a livello organizzativo e in questo senso ho immediatamente dato supporto per la parte di coinvolgimento delle scuole, proprio in virtù del ruolo di presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio. Ho cercato di darne massima diffusione in particolare tra le scuole del Lazio facendo da tramite tra la progettualità (tra gli enti che collaborano al progetto) e le scuole. Anche tramite un rilancio più ampio in tutte le provincie. In sintesi, quindi, l’azione che mi è propria sarà quella di fare da tramite tra le scuole e l’organizzazione del progetto coinvolgendo il maggior numero possibile di istituti scolastici e alunni.
D.) Come vede l’importanza dell’ascolto dei giovani nel contesto sportivo ed educativo? Pensa che l’approccio dell’Accademia dei Campioni possa fare la differenza in questo senso? In che modo?
R.) L’ascolto è fondamentale nel contesto sportivo ed educativo e da tempo sostengo che spesso noi adulti siamo troppo presi dalle nostre strutture mentali ed organizzative, ci prodighiamo tanto per fare delle cose che riteniamo giuste ma magari mettendo in secondo piano la necessità di ascoltare su cosa effettivamente serva ai nostri giovani. Sarebbe importante rovesciare un po’ questo rapporto invertendolo, ascoltando prima che cosa i giovani ci chiedono per poi costruire. Per questa ragione, l’ottica di questo progetto che sposta l’attenzione dell’adulto all’ascolto dei ragazzi, è fondamentale. La strada è questa perché dobbiamo cercare di non tralasciare nulla, di non farci sfuggire nulla. Dobbiamo perseguire un’educazione all’ascolto per poter cogliere ogni segnale, anche il più piccolo, fin dall’inizio, per comprendere eventuali situazioni di disagio. Ciò al fine di contenere i problemi ed evitare che una lettura errata dei segnali possa portare ad un aggravamento della situazione. Ascoltiamo prima e poi costruiamo il progetto più adeguato rispetto ai nostri giovani.
D.) In che modo lo sport può influire positivamente sul benessere psicologico dei ragazzi, specialmente nei momenti di difficoltà o disagio?
R.) Molto chiaramente influisce sia per tutta la parte di sviluppo fisico ma contribuisce anche per gli aspetti educativi che porta con sé; concetti quale l’impegno, la serietà, il mantenere l’obiettivo nonostante lo sforzo e la fatica. Sono valori che i nostri giovani stanno perdendo perché adesso il contesto in cui si vive è un contesto del tutto pronto, tutto subito, tutto facile, comprare tutto e avere tutto quanto desideri. Immediatamente! Questo, anche a livello educativo, passa attraverso le famiglie che tendono ad accontentare i giovani per non avere la fatica di contenere, di educare e di educare all’attesa. Lo sport invece porta questi valori narrati ai giovani dagli sportivi direttamente, che raccontano il vissuto e anche il fallimento, aspetto importante. Lo sportivo non ha sempre vinto, è diventato campione vincendo alcune competizioni, ma prima ha vissuto tanti fallimenti. E’caduto, si è rialzato, ha cercato persone che l’hanno aiutato. Questi sono i valori alti dello sport e assolutamente importati per la crescita dei giovani.
D.)Cosa pensa riguardo alla crescente pressione sui giovani, sia da parte dei genitori che della società?
R.) La pressione non va bene, caricare i nostri giovani non è corretto. Questa è una dimensione di cui parlo spesso quando organizzo gli open-day per le iscrizioni alla nostra scuola. Dico sempre ai ragazzi che devo scegliere senza condizionamenti e pressioni, in questo c’è la responsabilità di chi gli sta vicino, che siano i genitori per primi, la società e anche la scuola. Noi dobbiamo alleggerire, da questo punto di vista, i nostri giovani e lasciare che facciano anche alcune esperienze negative, indirizzarli per quanto possibile, aiutarli a capire che non si ottiene “tutto e subito”, che qualche volta non è bene ciò che ci piace. Da questo punto di vista non dobbiamo caricare di pressione e aspettative i nostri giovani.
